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La prospettiva come forma simbolica - E. Panofsky -

" La prospettiva come forma simbolica " di Erwin Panofsky, pubblicata nel 1927 è, nell'ambito della teoria dell'arte, una delle opere più importanti e discusse del Novecento. Panofsky compie una serrata disamina della concezione di spazio dall'antichità classica all'età moderna, dimostrando come gli artisti rappresentano la spazialità secondo la concezione che essi hanno del mondo. Secondo l'autore, non c'è contrapposizione tra spazialità antica e spazialità rinascimentale, semplicemente nell'antichità si aveva una idea di spazio finito, non omogeneo, in rapporto alla percezione fisiologica spaziale, mentre nel mondo moderno si afferma l'idea che lo spazio sia infinito, omogeneo, sistematico e dunque la prospettiva deve essere costruita mediante regole geometrico-matematiche. Con Panofsky si giunge ad una tesi che conferisce all'idea dell'evoluzione di spazio una contigua e armonica evoluzione dello spirito. I saggi del periodo di Am...

Le mappe concettuali

Le mappe concettuali sono strumenti didattici utilizzati per comunicare, attraverso connessioni di significato tra concetti , conoscenze ed informazioni. Le mappe concettuali rappresentano graficamente il binomio di informazione/conoscenza e devono essere impiegate secondo i principi della teoria costruttivista in cui ognuno diventa autore del proprio percorso cognitivo all'interno di uno spazio circoscritto. Le mappe concettuali, dunque, in contrapposizione all'apprendimento meccanico e mnemonico , mirano all'attuazione di un apprendimento significativo utile a trasformare le strutture cognitive di chi apprende.   Le mie mappe concettuali   Le teorie di Novak sono, per tale motivo, messe in relazione a quelle dello psicologo David Ausubel. Secondo l'impostazione originale di Novak, le peculiarità fondamentali di una mappa concettuale sono: 1) Nodi concettuali . Ogni nodo rappresenta un concetto essenziale, descritto graficamente. 2) Nodi co...

Appunti su Andrea del Castagno (ciclo della villa Carducci-Pandolfini)

In una sala della villa del gonfaloniere Filippo Carducci alla Legnaia, vicino alla vecchia via Pisana, il pittore Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa - Firenze, 1457) realizzò il primo ciclo profano del Rinascimento con « Uomini e Donne illustri ». Gli affreschi vennero realizzati tra il 1449 e il 1450, sotto il grande loggiato trasformato poi in salone. In una complessa inquadratura architettonica e decorativa che ricopriva interamente le pareti, erano inserite all'interno di finte nicchie rettangolari le figure di Adamo ed Eva , di tre condottieri fiorentini ( Pippo Spano , Farinata degli Uberti , Niccolò Acciaiuoli ), di tre donne leggendarie ( Sibilla Cumana ,  Regina Ester ,  Regina Tomiri ) e dei tre grandi letterati ( Dante , Petrarca ,  Boccaccio ). La figura di Pippo Spano , il valoroso condottiero al servizio dell’imperatore Sigismondo, è realizzata con volumi pittorici saldamente impostati nello spazio, e richiama, nelle gambe divari...

Michelangelo Buonarroti, le meditazioni sulla Morte

video di Giovanni Galli Nelle opere di Michelangelo, il costante pensiero della morte nasce da una viva spiritualità: non è motivo di ansia e di timore, come in Pascoli, ma è sempre sorretto da una vigorosa e tragica visione cristiana. "La morte non come tetra sentenza di inutilità del tempo; non giudizio finale, nullificatrice di ogni responsabilità dell'essere e della vita quale esistenzialismo e irrazionalismo affermano, ma la morte annuncio di una nuova e più vera vita; la morte dimensione vana del nostro essere terreno che ci richiama alla nostra responsabilità oltre il tempo. La morte condizione di eternità. La morte prezzo di separazione e resurrezione di Cristo" (Carlo Stagni). L'insistenza sul tema della "Pietà", per esempio, documenta in modo inequivocabile l'intensificarsi nel tempo d'una problematica spirituale nella coscienza religiosa di Michelangelo: dalla certezza delle proprie possibilità creative nell'estrema finitezza...

L'uso della parola I

Renè Magritte, L'uso della parola I, 1928-29. Olio su tela, 54,5x72,5 New York, coll. privata "Il pensiero è invisibile come il piacere o il dolore. Ma la pittura fa intervenire una difficoltà: c'è il pensiero che vede e che può essere descritto visibilmente". Lettera di Renè Magritte a Michel Foucault, 23 maggio 1966 Dal 1926 Magritte dipinse alcune versioni inerenti "L'uso della parola", che hanno dato vita a numerose interpretazioni critiche. Come riferimenti sono state indicate le ricerche semiotiche di Ferdinand de Saussure, la filosofia di Ludwig Wittgenstein e le varie esperienze artistico-letterarie che tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento esprimevano la rottura della certezza del linguaggio: da Rimbaud, a Lautréamont, da Seurat a Balla e Boccioni, sino agli artisti Dada, laddove insomma il mondo reale e quello dei segni si separano inesorabilmente e il secondo non riesce più ad affermare la tangibilità o ...

Pittori e corporazioni nella Firenze del Trecento e del primo Quattrocento

Nel XIV secolo l’arte era considerata una semplice abilità manuale. Gli artisti provenivano di solito  da un ambiente di piccolo borghesi, di artigiani o contadini benestanti ed  erano obbligati a iscriversi a una corporazione . Pittori, scultori e architetti, erano organizzati in diverse corporazioni; nel medioevo gli artisti aderivano alle corporazioni dei rappresentanti delle professioni con cui avevano qualche affinità. I pittori , che originariamente avevano creato un’organizzazione autonoma, furono aggregati agli inizi del Trecento – come i mercanti di colori – alla corporazione maggiore dei Medici e Speziali . Membri di questa corporazione erano, oltre ai medici, anche i  commercianti e in generale rappresentanti di numerose specialità affini. Grazie alla loro consociazione con medici, speziali e mercanti, i pittori si trovarono organizzati in una corporazione primaria . Agnolo Gaddi e bottega , riquadro del ciclo di affreschi inerenti la  ...

Masaccio nella Cappella Brancacci

Nella chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine , a destra dell’altare si trova la cappella dedicata a Santa Maria del Popolo (definita da Ingres «culla della bella pittura»), di cui Felice Brancacci fu patrono dal 1422. Felice Brancacci, mercante facoltoso e potente, commissionò nel 1423 il ciclo di affreschi a Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai detto Masaccio (San Giovanni Valdarno 1401 – Roma 1428) e a Tommaso di Cristofano Fini detto Masolino (Panicale, San Giovanni Valdarno 1383 – Firenze 1440 circa). L’attuale aspetto della Cappella Brancacci è frutto di vari interventi iniziati subito dopo l’esilio di Felice Brancacci nel 1435, reo di essersi schierato nelle file della fazione antimedicea , cadde in disgrazia e fu allontanato dalla città. Il registro alto era adornato da due scene dipinte da Masaccio ai lati della bifora gotica; di queste, perdute al pari della volta costolonata e dei lunettoni , venivano recuperate nel 1984, anche se non in buono stat...